LOST SHTETL JEWISH MUSEUM, LITUANIA

LAHDELMA & MAHLAMÄKI ARCHITECTS, LOST SHTETL JEWISH MUSEUM

Ilmari Lahdelma e Rainer Mahlamäki, a capo dello studio finlandese LM fondato nel 1977, sono gli autori di questo museo emblematico, eretto per commemorare la distruzione del villaggio di Šeduva e la strage di 664 ebrei giustiziati nel 1941.

Il progetto si fa interprete del passato attraverso un’architettura quasi astratta e minerale composta da “case” minimaliste che formano un paesaggio onirico che evoca uno shtetl, i piccoli villaggi dell’Europa centrale abitati quasi esclusivamente da ebrei e totalmente scomparsi.

Le facciate del museo sono realizzate in alluminio marino, un materiale leggero, riciclabile e particolarmente resistente. Le lastre di alluminio, che ricordano le scandole di legno, sono disposte a scaglie formando una superficie che vive e riflette la luce secondo il ciclo del giorno e delle stagioni. A volte appare bianca, a volte grigio-argento, a volte tenue e a volte vibrante. Le singole case, ciascuna delle dimensioni di una casa unifamiliare, sono collegate tra loro da stretti passaggi, formando un gruppo di abitazioni che oltre a ricreare l’idea di villaggio offrono la possibilità di ampliare il museo preservandone la composizione originaria.

Il museo è circondato da parco commemorativo, progettato dallo studio Enea Landscape Architecture, con un viale di betulle, prati fioriti, zone umide e un frutteto. Accanto all’ingresso, un muro commemorativo, costituito da blocchi di vetro soffiato incastonati in una griglia di legno, riporta i nomi di tutti i 294 shtetl che esistevano in Lituania prima della seconda guerra mondiale.

Il piano terra ospita una biblioteca, spazi didattici e aree polifunzionali organizzate attorno a una reception. Sfruttando il lieve pendio del terreno su cui è costruito il museo, i progettisti hanno organizzato gli espositivi al di sotto del livello d'ingresso. Il dialogo tra gli spazi interni ed esterni accentua la sensazione di tranquillità, mette in relazione l'edificio con il paesaggio e prepara visitatori a scendere verso il percorso espositivo.

Il concetto architettonico e funzionale delle gallerie espositive si riflette nel design del tetto. La parte superiore delle gallerie riprende la forma dell'involucro esterno. I lucernari sul colmo del tetto permettono alla luce naturale di illuminare lo spazio in modo controllato.

La parte superiore delle gallerie crea un senso di apertura, mentre la parte inferiore è caratterizzata dall'intensità dell'esposizione. Le gallerie al piano terra seguono lo stesso principio, ma offrono viste attentamente studiate sul paesaggio esterno.

Il percorso espositivo culmina in uno spazio bianco e solenne chiamato Canyon della Speranza, che incornicia la campagna circostante attraverso un'apertura vetrata a tutta altezza.


Head Designer: Rainer Mahlamäki; Project Architect: Ilkka Syrjäkari; Executive Architect: Studija 2A; Landscape design, construction, and maintenance: Enea Landscape Architecture; Exhibition Design: Ralph Appelbaum Associates