CRACKS 01 BY MATTEO BERGAMINI
ESTUDIO TUPI, SÃO
PAULO, BRAZIL

© Leonardo Finotti
Nipote del primo console italiano a insediarsi a Belém, nello stato del Pará, all'inizio degli anni '30 del secolo scorso, Aldo Urbinati – titolare insieme alla compagna Andrea Vosgueritchian dello Estudio Tupi, a San Paolo – è ossessionato dalla Teoria dell'Architettura e, più nello specifico, dalla figura di Manfredo Tafuri (1935-1994), uno dei più importanti pensatori italiani della disciplina. Ricavato in una casa della zona di Pinheiros, quartiere ibrido perennemente al limite della gentrificazione ma che, nonostante tutto, in alcune aree mantiene stretto il proprio aspetto bohémien, Estudio Tupi a sua volta si è trasformato in un ambiente sui generis nel quale convivono, oltre alle aree di progetto, un archivio-biblioteca perennemente in costruzione e smontaggio.

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Ad oggi la sua collezione conta oltre 10mila volumi tra cui spiccano rare edizioni: un mitico catalogo di Sol Lewitt pubblicato dalla John Weber Gallery di New York, nel 1974, “Incomplete Open Cubes”, arrivato dall'asta di Bonhams dedicata alla collezione dell'attrice Diane Keaton (giugno 2026) o le pregiatissime edizioni di Franco Cosimo Panini dettagliando alcuni simboli italiani (il Battistero di Firenze o Palazzo Te a Mantova), solo per fare un paio di esempi. All'ingresso, invece, un vero e proprio reperto: una lettera autografa di Le Corbusier dove compaiono le bozze per i progetti dedicati a San Paolo, Rio de Janeiro, Montevideo e Buenos Aires, le Capitali che l'architetto aveva sorvolato e conosciuto nel 1929.

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Del progettare, Aldo Urbinati, fa uno stato mentale, una vera e propria disciplina della percezione del tempo, dell'accompagnare il pensiero. Non è un caso, infatti, che al piano superiore di Estudio Tupi i due progettisti abbiano creato 14 postazioni: se ogni giorno si occupa un posto differente, il concetto inglese di fortnight si completa. Un modo empirico ma efficace di misurare e accompagnare il tempo, ispirato a uno dei luoghi che più ha mutato l'idea di progetto di Urbinati, Londra, dove lo studio – nato nel 2004, ha operato dal 2007 al 2016.

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Si legge nello statement dell'atelier: «Lavoriamo nel modo più veloce possibile: cioè facendo una cosa alla volta, al ritmo che richiede. Lavoriamo con amore selvaggio e conoscenza grezza. Facciamo tutto a mano libera (ma anche al computer)». Aldo però, da qualche anno, la tastiera l'ha abbandonata, tornando alla macchina da scrivere. E nel suo esplosivo racconto questo particolare ritorno al passato non sembra un vezzo, quanto più una approssimazione laddove la progettazione di Tupi vuole andare: alla teoria e all'incontro. Tra Maestri, per esempio: Leon Battista Alberti con Paulo Mendes da Rocha; Oscar Niemeyer e l'iconica scala elicoidale del Palazzo Itamaraty di Brasilia che definisce lo showroom del fashion brand NK, senza paura. Chissà che Estudio Tupi non abbia trovato il corrispettivo architettonico al lessico: ser e estar, essere e stare in portoghese. La fermezza della teoria e la sua mobilità pratica. Matteo Bergamini

© Leonardo Finotti
