09 MONITOR BY MICHELE BAZAN GIORDANO


SALON KITTY BERLIN


Tinto Brass, Salon Kitty, France 1976

Le elezioni in Sassonia-Anhalt dello scorso 6 settembre (il boom di Alternative für Deutschland, il partito di estrema destra dai tratti filonazisti) hanno riportato a galla oscurità che credevamo dissolte e che ‘attualizzano’ anche le vicende legate al mitico bordello berlinese Salon Kitty, sul quale è stato recentemente dato alle stampe un saggio di Giorgio Ferrari (L’alcova delle spie. Salon Kitty. Sesso e spionaggio nel Terzo Reich, Neri Pozza). Salon Kitty fu, infatti, sì una casa di appuntamenti, ma del tutto particolare perché finalizzata a spiarne, attraverso sofisticate attrezzature di registrazione, i frequentatori: gerarchi e soldati nazisti, ma anche fascisti italiani (fra i quali Galeazzo Ciano), per verificarne la fedeltà al nazionalsocialismo. Si sa, era avvenuto anche durante la guerra di secessione americana, le prostitute hanno sempre avuto la capacità di carpire intimi segreti fra le lenzuola, soprattutto se addestrate non solo a soddisfare ogni desiderio sessuale dei clienti, ma anche a farsi raccontare cose irraccontabili in altri contesti: 25.000 registrazioni sparite nel nulla dopo la fine del Reich. Ma chi è stata Katharina "Kitty" Schmidt? Una maitresse obbligata a collaborare con la polizia nazista, trasferendo il proprio bordello ‘tradizionale’ all’11 della Giesebrechtstrasse, una via laterale del Kurfürstendamm, Charlottenburg.


Kitty Schmidt,1930

A capo dell’operazione c’era Reinhard Heydrich dell’Ufficio centrale per la sicurezza del Reich (ucciso nel ’42) e, sopra di lui, il vice comandante della Gestapo Walter Schellenberg (morto nel ’52). Ma cos’è rimasto oggi dell’edificio contenente il casino berlinese più frequentato (dal ’39 al ’42), laddove scorrevano fiumi di champagne e lavoravano decine di donne bellissime accuratamente selezionate dal Regime e disposte a tutto? Racconta Ferrari nel suo libro: «Dietro le sue mura oggi si alternano studi di avvocati, di consulenti fiscali, uno showroom di design, una scuola di psicodramma, un’agenzia di pubbliche relazioni, alcuni appartamenti privati e, per ironia della sorte, un rivenditore di registratori».



Giesebrechtstraße 11 in Berlin, where Salon Kitty was located

Si tratta di un’architettura in linea con quella dei palazzi storici di Charlottenburg: dai cosiddetti Altbau dove risiedeva l’alta borghesia prussiana ai Mietskasernen per i meno abbienti. I palazzi storici nascono durante la Gründerzeit (la cosiddetta ‘era dei fondatori’, a fine XIX secolo), ma anche nell'epoca guglielmina: un mixer di classicismo neo-rinascimentale e neobarocco, spesso con influenze Jugendstil. Su Salon Kitty, nel ’76, ha diretto un film Tinto Brass, forse uno dei suoi migliori (nonostante la scarsa accuratezza storica e qualche sentimentalismo di troppo) dove Kitty è la bergmaniana Ingrid Thulin: un film, comunque, assai efficace nel racconto delle segrete parafilie dei nazisti. Michele Bazan Giordano