09 SPOTLIGHT BY JACQUELINE CERESOLI


ANGELO CARUSO, URBAN ARTIST SITUAZIONISTA, ECLETTICO E POETICO

Angelo Caruso, community artist, agitatore culturale performante, un veterano dell’arte diffusa che agisce nei luoghi urbani, per lo più periferici mirati alla valorizzazione del patrimonio sociale e culturale in cui interviene, fondatore di  City Art, un collettivo riconoscibile con installazioni e progetti condivisi e partecipati in relazione al territorio, ideati per la comunità per rigenerare la città  immaginata a misura del cittadino: la sua piattaforma di azioni artistiche e dispositivo creativo.


Angelo Caruso, Una linea per l'architettura, Pisticci, Italia, 2008

Tra le istallazioni che hanno inciso nell’immaginario collettivo, segnaliamo Una linea per l’architettura (2008) a Pisticci (MT), un’azione di Earthworks che traccia una linea grafica continua al laser, disegnando i tetti delle cosiddette “casedde”, situate nel cuore storico nel Rione Dirupo di un piccolo borgo antico, caratterizzato da una tipologia edilizia rettangolare; unica nel suo genere, essenziale e funzionale come sono le case scavate nel tufo a Matera. L’intervento ripensa il territorio e coniuga architettura e arte e puntando sulla valorizzazione di una tipologia edilizia sviluppata in altri comuni della Basilicata. Nel buio della notte d’agosto è comparsa una linea al laser che ha tracciato una planimetria innestata in un paesaggio architettonico, quest’azione del passato vive nell’eterno presente dell’immagine in cui si configura uno spazio immateriale, documentando come e perché con la Light Art il neoluogo perfettamente integrato al territorio circostante, esiste e si vede. E quando l’architettura dialoga attraverso la luce con l’arte e viceversa progettare e immaginare coincidono. L’architettura effimera di una parte del territorio, intreccia connessioni con il passato nel presente di chi lo guarda, comprende storia, memoria e identità paesaggistica del luogo; basta un segno luminoso per togliere dall’ombra uno spazio pubblico simbolico, emozionale e culturale condiviso prima invisibile, e in questo infra-ordinario per citare Georges Perec, paradossalmente tutti ci sentiamo un po' a casa. Jacqueline Ceresoli