10 MONITOR BY MICHELE BAZAN GIORDANO


CINEMA DORE MADRID, LEGGENDARIA PEPITA ART NOUVEAU


Campione di resilienza, il cinema Dorè di Madrid resta un insuperabile gioiello di art nouveau. Venne inaugurato il 19 dicembre del 1912 grazie alla volontà dell’imprenditore Arturo Carballo Alemany, al numero 3 di Calle Santa Isabel, nel quartiere di Lavapiés. E si mostra, orgogliosamente, ancora oggi, come uno dei cinema più affascinanti d’Europa, nonostante alcuni interventi: la facciata, modificata nel 1923 con un progetto dell’architetto Críspulo Moro Cabeza e un restauro conservativo, due anni dopo, ad opera di un altro architetto: Manuel López-Mora Villegas. Carballo Alemany, considerato uno dei pionieri dell’industria cinematografica nella Madrid di inizio Novecento, già dieci anni prima aveva affittato il Teatro Gran Vía di calle Jacometrezo (uno dei primi cinema a proiettare ’in notturna’) e, per di più, produceva e distribuiva film: un vero e proprio uomo di cinema (così anche i suoi successori).


Si ipotizza che il nome Doré fosse ispirato al Gran Salón Cine Doré di Barcellona, un locale sulla Rambla (Carballo Alemany era catalano…) oppure che fosse un omaggio all’incisore Gustave Doré, o ancora che richiamasse le prime due note musicali Do e Re. Poco importa. Ciò che più conta è come il cinema venne salvato dalla trasformazione. Era dotato di ben 1250 posti fra platea e galleria e una sala fumatori - esterna - (prevedendo i divieti che giungeranno molti decenni dopo) oltre che di un giardino (sono migliaia le sale cinematografiche trasformate, a partire dai nostri recenti anni 70, prima in cinema a luci rosse poi, tramontati pure quelli, in multisale, supermercati o banche).

Il declino del Doré ha inizio dopo la guerra civile spagnola, quando il cinema, nel frattempo denominato Palacio de las Pipas (gli spettatori sgranocchiavano semi di girasole abbandonando i gusci sul pavimento, ovvero ciò che accede oggi nelle multisale con i popcorn…) offriva una scarsa programmazione di seconde visioni. Fino alla totale chiusura nel 1963. Nel frattempo, però, i residenti del quartiere diedero il via a una battaglia per difendere il Doré. Tanto che nel 1982 il Comune lo acquisì, affidò il restauro all’architetto Javier Feduchi, figlio del Luis Martínez-Feduchi (l’autore del’ Edificio Capitol della capitale spagnola) e lo cedette poi al Ministero della Cultura. Michele Bazan Giordano