06 MONITOR BY MICHELE BAZAN GIORDANO
ARCHITETTURE DEL MISTERO

Esistono architetture, anche di pregio,
che pagano da sempre un pesante scotto: l’essersi trasformati, agli occhi del
mondo, in luoghi ‘maledetti’. Sono i palazzi che, per sciagurati eventi
sanguinari, sono divenuti teatri di più o meno efferati omicidi o di presunte
infestazioni fantasmatiche. E sono centinaia (in gran parte americani). Del
resto, gli Stati Uniti d’America vantano il record mondiale di ‘manufatti
infestati’, ma anche di serial killer (oltre 3500, dato in difetto, un numero
maggiore che in tutto il resto del mondo).

Simon Fieldhouse, The Dakota New York
Il caso più noto è quello del newyorkese Dakota nell’Upper West Side di Manhattan che si staglia proprio di fronte a Central Park con il suo tenebroso stile rinascimentale-teutonico spruzzato da citazioni neogotiche, con tetti a cuspide, grande utilizzo di ferro battuto, nicchie, guglie e - grande novità - dotato di ascensori per allora rarissimi. La sua caratteristica visiva è l’impenetrabilità. Il committente, Edward S. Clark, era il proprietario della Singer (macchine da cucire) e il progettista Henry Janeway Hardenbergh (lo stesso del Waldorf Astoria e del Plaza). L’architetto Hardenbergh era deciso a collocare il suo progetto innovativo in una zona ai tempi nuova, tranquilla e, soprattutto, verde, di New York. Questo eccentrico palazzo, costruito fra il 1880 e il 1884, mostra sul frontespizio del terzo piano la testa di un nativo americano, un Dakota, appunto. I suoi 103 appartamenti hanno ospitato personaggi ricchissimi e famosi. Il Dakota, infatti, divenne presto, col passare degli anni, la residenza di Lauren Bacall, Rudol'f Nureev, Leonard Bernstein, Boris Karloff e tanti altri attori e musicisti.

Nel ’73 ci andarono ad abitare John Lennon e Yoko Ono. Ma fu proprio Karloff, interprete, fra gli altri, di horror come il mitico Frankenstein (1931) di Whale e La Mummia (1932) di Freund, a dare il via al sinistro alone sull’edificio, reso ancor più tenebroso a partire dal ’68, anno in cui Roman Polański vi girò l’inquietante Rosemary's Baby. Decine di episodi definiti ‘neri’ avvennero sul set e al termine delle riprese: nel ‘69, la moglie del regista, Sharon Tate, incinta, venne uccisa, nel corso del massacro di Cielo Drive a Los Angeles; l’autore della colonna sonora del film, Krzysztof Komeda, amico di Polański, morì poco dopo la fine delle riprese in circostanze più o meno misteriose e al produttore William Castle fu resa la vita impossibile da fanatici religiosi che l’accusavano di ‘aver evocato il demonio’ e trasferito sulla Terra oscure energie’ (senza considerare che l’interprete Mia Farrow ricevette, su quel set, la richiesta di divorzio dall’allora marito Frank Sinatra). Infine, nel dicembre ’80, mentre John Lennon, usciva dal portone del Dakota, dove risiedeva da sette anni, venne ucciso dal suo invasato fan Mark David Chapman. Tutti i residenti avevano raccontato, negli anni, di ‘oscure presenze’ nell’edificio. Povero architetto Hardenbergh, ignaro di ciò che sarebbe successo alla sua ‘demoniaca creatura’. Michele Bazan Giornano
