Special N° 9

Aprile 2015

Che barba viaggiare ! 

 

Che barba viaggiare! Scherzo. Tuttavia non ho potuto resistere alla tentazione di dirlo anche solo per sentire che suono fa. Non lo sento mai. Si legge e si sente sempre il contrario (sui curricula, sui social network, sui quotidiani, sui periodici, alla tv, alla radio, al cinema): “Lo sapevi che ci sono almeno nove copie della Tour Eiffel nel mondo? Solo questa però farà colpo sulla tua ragazza (carrellata orizzontale su Parigi al tramonto con Tour Eiffel illuminata). Chi viaggia, fa colpo. Parigi volo + 2 notti in hotel a partire da 155 € su expedia.it/offerte. Expedia.it Viaggia a modo tuo.” Ancora: “Vuoi scoprire qual è il più bel cammello di Abu Dhabi ?

 

Ora puoi. Prenota ora e risparmia su tantissimi hotel in tutto il mondo con i saldi di Expedia. Expedia.it Viaggia a modo tuo.” Ancora: “Voglio andare a Berlino con te. Voglio raccontarti mille cose. E dopo. Voglio rimanere al tuo fianco fino all’alba. Voglio solo trovare il nostro hotel ideale. E quando prenoto... Voglio farlo al miglior prezzo. Forse chiedo troppo? Hotel. Trivago”. E poi al bar, sul treno, in metropolitana, al ristorante: “Amo viaggiare!”, “Se potessi partire di nuovo...”, “Vivo per viaggiare”, “Buon viaggio”, “Quando parti?”, “Se potessi sempre viaggiare...”, “Dove vai?”

 

Con sfumature e note diverse è come se il viaggio, il viaggiare, diventi tentazione. Tentazione (terribile, sagace e ferale nel suo impulso seduttivo) che scuote e solletica il nostro inconscio. Tentazione che gioca su un immaginario velenoso (spesso taciuto) e stravagante (quando ne chiedo il perché quasi mai ne ho risposta) di simultanea incarnazione magica dei nostri desideri di felicità, di conquista, di conoscenza, di avventura, di protagonismo.

 

Per averne ulteriore prova mi basta alzare la testa dalla tastiera e posare gli occhi sulla mia libreria.

 

Leggo: “America primo amore” (Mario Soldati), “Ordo Urbium Nobilium” (Decimo Magno Ausonio), “Seguendo l’equatore” (Mark Twain), “Viaggio con Charley” (John Steinbeck), “Cosa ci faccio qui” (Bruce Chatwin), “Periegesi della Grecia” (Pausania), “La 628-E8” (Octave Mirbeau), “Sulla strada” (Jack Kerouac), “Verso la cuna del mondo. Lettere dall’India” (Guido Gozzano), “Viaggio al centro della terra” (Jules Verne)... Wow! Che super casino. Probabilmente cancellerò il mio prossimo viaggio per ordinare i libri (quattro di questi li cercavo e scopro adesso dove sono).

 

E una volta tornati? Dopo aver fatto e disfatto, indossato cappello e scarpe da esploratore, cosa resta? L’eccitazione della partenza e iPhone alla mano: “Questo è il mare. Questo è l’albergo. Questo è il giardino. Questo è un museo. Questa è una scultura. Questa è una fabbrica. Questo è un panino. Questo è un confine. Questa è una piazza. Questa è una festa. Questa è una cartolina. Questo è un souvenir”.

 

Poche mappe geografiche. Pochissime mappe mentali. Tutto si è atrofizzato a un catalogo di “Questo è”. Che palle viaggiare!

 

Eppure, anche ora, riscrivendolo e risentendo il suono per la seconda volta, non sono ancora convinto. E non convincendomi mi balza in testa John Cage: “Se dopo solo due minuti ti sei già annoiato di fare una cosa, prova a farla per quattro. Se è ancora noiosa, allora otto. Poi sedici. Poi trentadue. Alla fine scoprirai che non è noiosa per niente.”

 

Quindi. Per non essere una palla viaggiare dobbiamo continuare a viaggiare. Spengo il computer e corro al Turné (Night Bar di Milano) per raggiungere 3 amici. Apro il menù e trovo sulla seconda e terza di copertina, Gordon Lynn e José Saramago che mi parlano di viaggio: “Seguite l’impulso del momento (senza programmare nulla, nel giro di otto ore) e salite su un aereo o fate il pieno alla macchina e partite. La meta non ha importanza.

 

L’obiettivo è viaggiare con poco bagaglio, stendere le ali e mettere alla prova la vostra capacità di mollare tutto. Lanciarsi istintivamente in un avventura e allontanarsi per un po’ dalla propria vita è una sensazione straordinaria di libertà”. (Lynn Gordon). “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro posso prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione.

 

Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: ‘Non c’è altro da vedere’, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.

 

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto...” (José Saramago).

 

Bene. Ma se viaggiare (a prescindere da come, dove, quando, perché e con chi) continueremo a farlo, esistono altri modi per farlo? Vi lascio con un gioco. Lo stesso gioco che ho fatto al Turné insieme ai 3 matti con cui ero. Regole di ingaggio: occhi aperti (non è un viaggio immaginario), dispositivi elettronici spenti (siamo off-line), tempo massimo di spostamento 20 minuti. Dove vorreste andare?

 

Io (che sono e abito a Milano) a Tawlet nel quartiere di Mar Mikhaël a Beirut. Scelta la meta, pensate a dove potreste farla apparire nella vostra città a 20 minuti da dove vi trovate ora. Da qui spazio alla vostra fantasia. Non più noi per il mondo ma il mondo da noi.

 

 

Matteo Citterio