Special N° 7

Giugno 2014

Non omologhiamo gli alberghi

 

Sarà capitato a tutti di svegliarsi improvvisamente in una camera d’albergo e non capire subito in che letto si sia andati a dormire.

 

Possiamo ricordarci di essere in viaggio e di non essere nel proprio letto ma non quale sia il Paese o la città che stiamo visitando.

 

Il decoro e le costruzioni degli hotel si stanno omologando in format internazionali secondo l’immagine prestabilita dalle varie catene alberghiere con architetture anche ardite secondo le tendenze architettoniche del momento, con decori e spazi tutti più o meno uguali, a tal punto che trovandosi in hotel a Dubai o a New York avremo ambienti e ospitalità identiche e sarà come non aver effettuato un lungo viaggio.

 

Francamente la sensazione non è piacevole.

Sembra che attualmente la qualità che ci viene offerta nell’ospitalità debba esprimersi solo nella globalizzazione dell’immagine e del confort più superficiale. Hall, spazi comuni, ristoranti camere e suite tutte arredate con precisi standard estetici e funzionali dimenticando sempre, se non con piccoli quadri maldipinti appesi ai muri, di rispettare il luogo e il Paese in cui sorgono.

 

Rispetto che permetterebbe soprattutto ai turisti di ricordare e riflettere sulle culture e le attitudini dei Paesi visitati e dare loro la possibilità, anche per brevi periodi, di vivere esperienze ambientali diverse, realizzando nuove percezioni sensoriali che allo stato attuale vengono completamente inibite.

 

Oggi se sei a Casablanca, per comprendere il Paese che ti ospita devi visitare la Casba, altrimenti se passi il tuo tempo tra musei e alberghi sarà come non essere partito dalla tua città. Certamente esagero, ma credo che sia un problema serio da affrontare e risolvere, non possiamo continuare a credere che riprodurre ambienti Luigi XVI o piccoli musei del design contemporaneo, in stereotipati modelli preconfezionati e sempre riprodotti, offra serenità e qualità ai viaggiatori.

 

Credo che ora ci sia spazio per chiedere, ad architetti e designer di buona volontà di progettare interpretando e rispettando le tradizioni locali e, pur nel rispetto delle necessarie tecnologie attuali, di proporre agli investitori del turismo soluzioni innovative contemporanee, culturalmente ed economicamente sostenibili che sappiano dotare le nuove strutture turistiche di efficienza, confort ed emozioni ambientali sempre collegate al Paese che ospita.

 

Allora sì che al risveglio, anche improvviso saremo felici di renderci subito conto di aver dormito a Parigi e non a Sidney.

 

Cesare Maria Casati