Special N° 5

Ottobre 2013

Architettura e arte

 

È da alcuni decenni che l’architettura sembra essersi staccata dalla collaborazione con le arti figurative; infatti è molto difficile trovare oggi nei team di progettazione la partecipazione di un artista.

 

Nei secoli passati, le superfici degli involucri e dei componenti dell’architettura erano per lo più decorate con superfetazioni artistiche, sia scultoree che graffite o dipinte.

 

Decori che appartenevano al linguaggio espressivo proprio del periodo in cui venivano realizzati. Periodi temporali che sempre si sono distinti dai precedenti con stilemi precisi, di cui il contributo artistico dell’epoca segnava chiaramente l’appartenenza.

 

Dobbiamo anche considerare che fino a trenta anni fa l’architetto, per essere tale, doveva possedere anche il talento del disegno a mano libera e pertanto doveva certamente manifestare qualità artistiche. Talento e qualità che gli permettevano di rappresentare figurativamente le proprie creazioni progettuali con prospettive disegnate o dipinte, oppure di realizzare modelli in scala degli edifici proposti. Modelli spesse volte di grande qualità materica e plastica.

 

Tutte simulazioni che necessitavano almeno di conoscenza dei metodi espressivi propri delle arti figurative. La storia dell’architettura è colma di esempi di pittori e scultori che hanno progettato essi stessi o di architetti che hanno praticato pittura e scultura.

 

Forse l’ultimo che con la propria produzione artistica ha influenzato quasi un secolo di progetti razionalistici è stato Mondrian: i suoi schemi geometrici, coloristici e compositivi continuano ancora oggi a governare la “composizione” di molti progetti. Probabilmente gli ultimi esempi di altre contaminazioni si sono avuti nel periodo del “postmodernismo” di cui oggi rimangono solo, per fortuna, pochi reperti.

 

L’avvento dei computer e dell’informatica degli ultimi decenni ha consentito infine di progettare anche senza avere doti particolari di capacità di disegno e di realizzare la figurazione e la simulazione di quanto si viene a progettare; ha inoltre liberato il progetto dalla necessità di denunciare ibridazioni artistiche e l'appartenenza a un linguaggio espressivo specifico.

 

Se è vero che il progetto e la rappresentazione di un’idea necessitano solo di un talento creativo totalmente personale e celebrale, è anche vero che è possibile rappresentarli anche senza particolari qualità manuali, visto che sono ormai una macchina elettronica e un programma informatico dedicato a consentirci infinite possibilità di simulazioni anche molto realistiche dei nostri progetti.

 

Questa considerazione vale anche per gli artisti cosiddetti figurativi, che vedono anch’essi la possibilità di esprimersi indipendentemente da capacità manuali particolari. Forse è per questa ragione che mai come oggi l’architettura, mancando di un linguaggio artistico e decorativo comune e di appartenenza a culture nazionali, demanda la propria definizione e apparenza all’estrosità delle forme e dei volumi e all’efficienza tecnologica più che a soluzioni concettuali e abitative maggiormente adeguate a un’umanità che cerca con affanno di vivere in armonia con il pianeta che la ospita.

 

C.M.C