Special N° 2

Ottobre 2012

Cos'altro possiamo ancora inventarci ? 

 

Henry Ellsworth, direttore dell’ufficio brevetti degli Stati Uniti, in un rapporto ufficiale indirizzato al Congresso sostenne che le conquiste della scienza e dell’arte erano state talmente grandi nel suo secolo che “si avvicinava ormai l’epoca in cui il progresso umano sarebbe finito”. Eravamo nel 1843!!!

 

Pochi anni dopo il presidente William McKinley istituì una commissione che aveva l’obiettivo di chiudere l’ufficio brevetti poiché ormai “tutto quello che si poteva inventare era stato inventato”. Era il 1899! Ma poteva mai immaginare Henry Ellsworth che un giorno avrebbe potuto parlare a distanza con un suo amico dalla parte opposta del mondo mentre passeggiava tranquillamente per la strada?

 

Ma cosa avremmo pensato noi stessi se qualcuno anche solo dieci o vent’anni fa ci avesse detto “ho fatto una foto col telefono” oppure “Te l’ho appena inviata. L’hai vista?”. Probabilmente avremmo suggerito al nostro interlocutore di consultare un bravo psichiatra.

 

Anche noi oggi soffriamo per certi versi di questa doppia percezione: da un lato siamo meravigliati e compiaciuti del nostro attuale livello scientifico e tecnologico, ma nello stesso tempo non riusciamo ad immaginare come possa ulteriormente evolvere e abbiamo la tendenza a considerare la nostra come l’epoca “conclusiva” di questo progresso.

 

Insomma oltre a tutto quello che abbiamo scoperto e inventato cos’altro si potrebbe ancora inventare o scoprire? Tutto! Ecco la risposta più corretta. E quello che abbiamo scoperto e inventato in realtà è appena l’inizio. Oggi, nel 2012, abbiamo appena incominciato questo viaggio, anche e forse soprattutto nel mondo dell’architettura.

 

Se prendiamo i 10.000 anni di storia umana documentata e li consideriamo come un giorno di 24 ore in cui il 2012 si trova al termine della giornata, allo scoccare della mezzanotte, possiamo dire che alle 9 di stamattina è stata inventata la ruota, che Roma è stata fondata alle cinque del pomeriggio e che Alessandro Volta ha inventato la pila solo a mezzanotte meno un quarto, cioè un quarto d’ora fa.

 

Potremmo altresì dire che l’uomo ha usato pietra e legno come materiali da costruzione fino alle 17.00 quando cioè è stato inventato il mattone, intorno alle sei del pomeriggio i romani hanno inventato il cemento, e appena 15 minuti fa (alle 23.45) si è iniziato a utilizzare anche ferro, vetro e cemento armato. Ma il primo vero “nuovo materiale” creato artificialmente dall’uomo, la plastica polimerica, è stato inventato da Giulio Natta solo cinque minuti fa!

 

In pratica abbiamo solo fatto capolino nel mondo dei “nuovi materiali” e sarà solo nel “domani” di questa giornata, nelle prossime “ore” del progresso umano e anche nei pochi o molti minuti di cui ciascuno di noi potrà essere testimone diretto, che verranno le sorprese e le meraviglie più importanti e con esse si apriranno nuove possibilità espressive e concettuali nell’architettura e nel design!

 

Insomma, convinciamoci che per gli architetti e per i designer il bello deve ancora venire, e c’è tutto ancora da inventare. Si tratta solo di uscire dall’atmosfera autoreferenziale e sterile di un’architettura che oggi sembra ripetere ciclicamente quanto prodotto negli ultimi cinquant’anni, troppo chiusa accademicamente e aristocraticamente in un proprio piccolo recinto nel quale vengono considerati “nuovi” dei materiali che in realtà sono usati da centinaia e migliaia di anni.

 

Occorre tornare a essere anche noi dei “tecnici”, vale a dire prestare maggiore attenzione a quello che sta succedendo al progresso scientifico e tecnologico in continua ebollizione, per rivoluzionare ancora una volta il mondo espressivo dell’architettura ridefinendone i codici sorgente.

 

Si tratta di tornare ad adempiere al vero “ruolo sociale” che l’architettura è sempre stata chiamata a svolgere: della tecnologia i tecnici e gli ingegneri possono conquistare il “come”, ma solo gli artisti e gli architetti con la loro sensibilità per la bellezza e con la loro creatività possono comprenderne e svelarne veramente il “perché”.

 

Buona rivoluzione!

 

 

Joseph di Pasquale