L'Arca International N° 135

Marzo 2017

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Il nuovo umanismo

 

Nel secolo scorso era facile individuare le differenti esperienze e linguaggi nel campo del progetto di architettura con l’applicazione di alcuni “ismi” ai diversi periodi storici – come novecentismo, razionalismo, brutalismo, postmodernismo, ecologismo. Oggi, dopo la liberazione completa dei vincoli strutturali e disegnativi che hanno da sempre generato forme geometriche riproducibili e compositive abbastanza semplici, è possibile a tutti, grazie soprattutto all’impiego di programmi informatici, ipotizzare qualsiasi forma e volume, a prescindere dai talenti individuali che sanno rappresentare il progetto anche manualmente.

 

Il nuovo “ismo” dei tempi nostri, che sento appropriato a quanto esprimono la maggior parte degli architetti contemporanei, impegnati nell’innovazione e nella ricerca, è quello del “formalismo” o “visibilismo” come attaccamento alla forma esteriore degli edifici nella continua ricerca di situazioni spettacolari, azzardate e persino come s da alle leggi gravitazionali. In contrappunto preciso ai tradizionali valori stilistici di armonia espressiva e formale. La globalizzazione del sapere e dell’informazione, anche in architettura, ha generato nelle diverse scuole di progetto del mondo una ricerca esasperata di prevalenza del comportamento delle forme esterne, tralasciando spesso l’estetica e l’organizzazione logica degli spazi di vita interni dove si svolgono le necessarie diverse attività umane.

 

Lo testimoniano tutti i grandi progetti realizzati nel primo decennio del XXI secolo, nei Paesi sia occidentali sia orientali, con la Cina al primo posto per coraggio, dove sempre trovano risalto fantasia e teatralità.

 

Ora, dopo questa indigestione di macro oggetti sorprendenti, quasi sempre slegati dal loro contesto, dalle torri alte anche 1000 metri alle strutture amebiche e completamente destrutturate che ci hanno dato positive emozioni, e continueranno a stupirci al di là della fantasia, spero che qualche giovane talento nel mondo cominci a riflettere sulla necessità di reinventare la connessione armoniosa tra gli spazi abitati, gli oggetti funzionali e ludici, le nuove tecnologie e il benessere fisico e psichico degli uomini che li abiteranno e vi dovranno svolgere la vita domestica, di studio e di lavoro. Anche il progetto della forma esterna, più o meno originale dei volumi costruiti, probabilmente troverà la misura “esatta” di espressione anche nel rispetto della cultura e dei costumi dei diversi Paesi in contrapposizione all’attuale pensiero unico e globalizzato delle volute diversità fantasiose. Quando il progetto architettonico rispetterà la conoscenza dell’ergonomia, le tecniche costruttive sostenibili, le tecnologie necessarie, la cognizione di scienza, materia e natura si potrà pensare a costituire la rinascita del futuro concetto stilistico di “neoumanismo” dell’architettura.

 

Cesare Maria Casati

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