L'Arca International N° 134

Gennaio 2017

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Perché no?

 

Milano è certamente, in questi primi venti anni del nuovo millennio, la città in Europa che ha realizzato e continua a realizzare nuove architetture di grande qualità progettuale, senza che coloro che hanno sostenuto e pianificato il suo sviluppo si rendano conto di aver innescato una operazione di intenti pubblici e investimenti privati che, proponendo buoni progetti, stanno trasformando decisamente l’immagine della città.

 

Ora dopo cinquanta anni sembra che il tempo si sia fermato e la città abbia ripreso l’antico fervore di modernità partendo dalla Fiera di Massimiliano Fuksas no a City Life, nuovo quartiere di lusso con progetti di Libeskind, Isozaki e Zaha Hadid, in fase di completamento, e a Porta Nuova dove veramente, sia per ragioni di mercato che per imitazione positiva, è sorta una moltitudine di edifici sorprendenti che hanno creato nei loro interstizi urbani una specie di hiline milanese dove i milanesi si ritrovano e si divertono. è fantastico che questa voglia di innovazione urbana a Milano possa continuare per i prossimi decenni, se l’accordo di Programma tra Comune, Regione e Ferrovie sul riutilizzo di sette scali ferroviari di Milano che si sono resi disponibili arriverà a buon ne. Sette grandi aree che circondano la città e che, se viene individuata la loro trasformazione rispettando la possibile contemporaneità delle realizzazioni e lo spirito innovativo e di soluzione che siano adeguate anche ai tempi futuri dove la società avrà sicuramente grandi cambiamenti di standard di qualità e di mobilità, Milano potrà, come lo è già in parte, diventare un buon esempio per tutta l’Europa in competizione con città come Parigi e Londra. La situazione attuale è già compromessa dagli appetiti degli architetti (15.000 solo a Milano e 150.000 in Italia) e degli investitori che sovrapponendo proposte senza chiarire prima i parametri qualitativi e innovativi che dovranno essere senza dubbio molto alti e sorprendenti.

 

Credo che prima di applicare la ricetta consueta mettere in competizione gruppi di professionisti, anche internazionali, e poi affidare gli incarichi scegliendo dalle proposte migliori tra quelle presentate, sia opportuno approfittare di questa occasione unica di intervenire su una città, trasformando contemporaneamente sette situazioni talmente importanti da risolvere finalmente il problema delle periferie urbane, dell’housing sociale e della mobilità, chiamando il mondo intero degli architetti a proporre nuove idee. Un grande concorso internazionale di idee, aperto a tutti, con un obiettivo unico nella storia dell’architettura. Competizione che farebbe impallidire il famoso concorso del Centre Beaubourg di Parigi dove sicuramente nacque il nuovo linguaggio progettuale che oggi tutti utilizziamo.

 

Un concorso su Milano vedrebbe impegnati sicuramente migliaia di architetti di tutto il mondo che certamente proporranno moltissime idee, ora inimmaginabili, che aiuteranno la città a stabilire dei validi parametri per i necessari successivi concorsi a invito. Speriamo che i responsabili della cosa pubblica di Milano non perdano questa occasione, come venne persa quella di un concorso per il dopo Expo. Occasione unica per promuovere e incrementare turismo, investimenti, e interessi sulla città. Noi e tutta la rivista speriamo. Anche se in Italia attualmente prevale il no.

 

Cesare Maria Casati

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