L'Arca International N° 132

Settembre 2016

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E la casa?

 

Credo che si stia vivendo un periodo molto particolare che vede la vituperata globalizzazione esprimersi soprattutto in termini di economia che generano tensioni geopolitiche imprevedibili e pericolose. Ne risente in
tutti i Paesi il necessario progresso culturale e civile e
in particolare l’architettura che non trovando più una
sua identità nazionale si rifugia in poche costruzioni spettacolari e non propedeutiche a creare una scuola o meglio una corrente positiva di pensiero.
Questa situazione l’architettura perde sempre di più la sua vocazione ideale di innovare per emozionare, proteggere e rendere confortevole la vita dell’umanità nonostante le tendenze, forse genetiche, degli uomini di accumulare ricchezza e sopra are i propri simili anche con la violenza.

 

Soprattutto in questi ultimi anni, con il mondo politico ed economico agitati e in cisi di prospettive valide, sembra che nessuno voglia investire risorse e intelligenze alla definizione della casa dell’uomo del terzo millennio. Anche le migliori menti progettuali vengono quasi sempre chiamate a inventare nuove costruzioni fortemente estetiche, soprattutto urbane, perché diventino validi supporti di efficienza pubblica e di produzione di ricchezza.

 

I migliori architetti vengono chiamati soprattutto per realizzare nuovi edifici, semplici o complessi, difficilmente per risiedere, sempre fortemente innovativi sul piano dell’apparenza e della improbabilità formale e strutturale. Sembra che antichi pensieri metafisici si stiano facendo strada proponendo instabilità visiva dei volumi, trasparenze non richieste e morbidezza e leggerezza sempre visiva di forme in materie dure e rigide.
Devo però registrare che i risultati dal punto di vista estetico, innovativo e professionale sono sorprendenti e sono anche sorprendenti le emozioni che suscitano in tutti noi quando abbiamo l’occasione di visitarli o di
lavorarvi all’interno.

 

Mi chiedo se finalmente il “potere” politico e amministrativo non debba approfittare di questa lunga sperimentazione esercitata solo per utilità pubbliche o private per coinvolgere queste esperienze nel progetto della “casa“ e della “città”. Progetti da sempre regolati su esperienze e norme antiche e volutamente mai modificate, nonostante lo sviluppo tecnologico e scienti co abbia trasformato completamente la vita di tutti noi.
E’ incredibile che le città continuino a espandersi creando periferie su periferie urbanisticamente disegnate da pianificazioni, norme e leggi che non hanno più alcun senso e gli edifici residenziali continuano ad essere
delle agglomerazioni di alloggi standard, tutti uguali, moltiplicati all’infinito e distribuiti come se le famiglie fossero tutte identiche. E’ il principio che regola i progetti dei parcheggi pubblici e le automobili per non restare all’aperto, come i cittadini, non si lamentano.
Basterebbe incentivare i concorsi di progettazione e
gli investimenti pubblici, e privati per ottenere delle proposte attuali che vedano anche negli investimenti residenziali la stessa attenzione e entusiasmo che si applica normalmente nel progettare un aeroporto, un teatro, un albergo o una sede istituzionale per cambiare
i parametri del mercato dove il valori economici siano condizionati dalla bellezza, efficienza e praticità e non solo da metri quadri o metri cubi.

 

Cesare Maria Casati

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