L'Arca International N° 128

Gennaio 2016

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Rammendiamo !

 

E’ noto a tutti come il problema sociale e abitativo dei grandi agglomerati urbani esterni alle grandi città definite genericamente periferie o banlieue, costituite da edifici tutti simili senza infrastrutture sociali e culturali, continui
a non trovare una soluzione che non sia quella radicale di rottamare l’esistente
e rigenerare con nuovi criteri urbani compatibili finalmente anche con il benessere degli abitanti.

 

Pura utopia che non incontra le volontà politiche e le risorse necessarie, nonostante un mare di proposte e progetti ragionevoli studiati in tutte le facoltà di architettura e da architetti di tutto il mondo. 
Noi in quasi tutti i numeri della nostra rivista presentiamo anche progetti ancora più avanzati di nuove città futuribili pensate non con una somma di edifici
e spazi liberi ma come un unico grande organismo infrastrutturato e dimensionato secondo il territorio e gli usi e costumi locali.

 

Ma sono progetti di pura ricerca
che non catturano l’attenzione neppure dei Paesi di grande sviluppo demografico dove necessariamente devono realizzare nuove città o periferie impossibili intorno alle metropoli. Periferie che in tutto il mondo continuano a essere generatrici di violenza, protesta e anarchia. 
Finalmente Renzo Piano, che è un grande
e geniale architetto non per nulla, ha
avuto, mi sembra, una idea formidabile e vincente; con alcuni suoi giovani allievi si sta impegnando su alcuni quartieri periferici di Milano con un progetto sperimentale semplice e facilmente attuabile. Si tratta come dice Piano di “rammendare” (nel
vero senso della parola) le aree urbane popolari più degradate con veri e propri rammendi in tutti i punti di “rottura” della qualità ambientale e culturale.

 

Una somma di micro interventi che possono realmente con piccoli investimenti cambiare la qualità di vita degli abitanti. Dalla definizione e attrezzatura di piccoli spazi pubblici per attività culturali, ludiche, commerciali e sociali, agli interventi sulla manutenzione degli edifici riparando o modificando con nuove idee creative gli spazi comuni. Proposta che creerebbe non solo lavoro a molti giovani professionisti, ma, di fronte a una somma di micro-interventi di qualità, anche l’atteggiamento vandalico verrebbe
a cessare e di fronte a soluzioni giuste e
non di spreco di risorse anche le pubbliche amministrazioni potrebbero valutare il progetto come una risorsa per ottenere maggiore consenso.

 

Cesare Maria Casati

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