L'Arca International N° 125

Luglio 2015

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Nutrire il pianeta, energia per la vita

 

Finalmente, dopo polemiche, ruberie e informazioni pessimistiche, Expo 2015 si è aperta con un master plan un po’ diverso da quanto preannunciato nella sue iniziali presentazioni
e ha iniziato il suo lungo percorso di sei mesi aspettando almeno venti milioni di visitatori. Ecco le impressioni che ho avuto dopo due visite faticose sia per raggiungerla che per percorrerla.
La prima è che Expo Milano sia decisamente una esposizione internazionale di primo livello che rispettando il tema “nutrire il pianeta” nulla abbia da invidiare alle famose edizioni che l’hanno preceduta.

 

Ogni Paese, nonostante false notizie, ha realizzato nei tempi dovuti il proprio “palazzo”, secondo
la migliore tradizione progettuale di giusto esibizionismo e proponendo anche tentativi di ricerca formale qualche volta apprezzabili e al di fuori dal banale conosciuto.
Un amico l’ha definita “una scatola di cioccolatini”; infatti Expo è ben confezionata con diversi contenuti gustosi, piacevoli e colorati. Insomma una festa per il palato e per gli occhi.
L’unico assente in quell’orgia di nutrizione è
il tentativo di cercare di nutrire anche la mente offrendo almeno, come molte volte in passato è avvenuto nelle precedenti Expo, uno sforzo per realizzare un edificio o un segnale architettonico che apra la porta a nuovi linguaggi e sperimentazioni future dell’architettura.

 

Penso al Crystal Palace, al Grand Palais, alla Tour Eiffel, al German Pavilion,
al Fuller Dome e al padiglione della Gran Bretagna
a Shanghai.
Forse l’edificio più impegnato, almeno nei virtuosismi incredibili ottenuti con il cemento italiano, è il Palazzo Italia che nella sua complessa apparenza conferma l’attuale situazione culturale
e politica italiana, permeata sempre da grandi ambizioni realizzate timidamente e in parte a costi esagerati. 
Certamente il progetto di architettura, inteso come tentativo di profetizzare almeno il prossimo futuro tenendo conto delle recenti scoperte tecnologiche e scientifiche, non ha trovato molte rappresentazioni se non in pochi tentativi espositivi sempre molto attraenti, ma realizzati quasi sempre con tecniche già sperimentate.

 


Imbarazzante invece è la mancanza totale
di facilitazioni di movimento per i visitatori obbligandoli a vere maratone pedonali : si percorrono chilometri senza nessuna assistenza meccanica per le persone anziane o stanche, con una segnaletica completamente affidata a touch screen non sempre funzionanti. 
Non si capisce neppure perché è stato scelto dai gestori di non coinvolgere minimamente la città di Milano nell’evento come se vi fosse una enorme distanza tra i due soggetti non solo fisica, ma anche mediatica.

 

Nella città non si nota nessuna presenza turistica maggiore del normale, sebbene Expo dichiari milioni di visitatori. 
Comunque sia, nonostante tutto è stata una grande occasione di rilancio positivo dell’immagine italiana nel mondo ed ecco perché i prossimi mesi vedranno la nostra rivista impegnata a invitare gli architetti di tutto il mondo a proporre visioni future per il sito
di Expo che ancora non vede nessuna destinazione futura.

 

Cesare Maria Casati

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