L'Arca International N° 117

Marzo 2014

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Rigenerare

 

Già in altre occasioni nel passato mi è capitato di scrivere o dibattere se, almeno in Europa, sia ancora necessario costruire nuovi edifici su terreni liberi piuttosto che rigenerare o riadattare costruzioni abbandonate.

 

Nei nostri Paesi ormai non vi è più nessun incremento demografico e la popolazione, grazie all’assistenza sanitaria e al progresso scientifico, continua a invecchiare e di conseguenza diminuiscono le nuove attività lavorative e si creano nuove necessità residenziali. Data questa situazione, credo diventi assolutamente evidente che non potremo continuare ad allargare le città grandi e piccole a macchia d’olio e continuare ad allontanare le residenze dei cittadini dai centri storici, diventati, per la loro qualità ambientale e artistica, costosissimi.

 

In tutte le grandi città, le giovani famiglie possono trovare la loro casa solo nelle periferie o nei piccoli paesi vicini e spesso mal collegati ai luoghi dove si svolgono le attività lavorative, magari nel centro stesso delle città che li ha allontanati. Senza contare che continuiamo a sottrarre aree coltivabili all’agricoltura. Queste riflessioni sembrano ovvie, ma il mercato e le convenienze speculative uguali in tutti i Paesi in mancanza di direttive anche europee sembrano non cambiare e credo che ora occorra una presa di posizione chiara almeno da parte degli architetti e dei costruttori più sensibili allo sviluppo sociale.

 

Continuiamo a progettare ed edificare costruzioni splendenti per il terziario che vengono costruite per lo più per liberare altri edifici che accoglievano le stesse attività che di conseguenza restano abbandonati; abbiamo quartieri residenziali di edifici sociali in degrado e costruiamo migliaia di appartamenti nuovi che per anni restano liberi o invenduti.

 

Centinaia di edifici istituzionali e storici nei centri restano vuoti senza nuove destinazioni e nel migliore dei casi vengono destinati ad “attività culturali” misteriose.

 

In conclusione, non redo si possa continuare ad “aggiungere” senza prima riutilizzare e recuperare tutto ciò che abbiamo scartato e abbandonato con leggerezza e sempre in onore dell’ideologia perversa dello spreco. In tempi di grande carenza di lavoro non solo per i giovani progettisti se si prendesse in seria considerazione di creare il “nuovo” solo eliminando, rottamando e rigenerando gli edifici vecchi, inutili e senza significato nei centri, ma soprattutto nelle periferie, sostituendoli con edifici idonei per estetica ed efficienza ai nostri tempi sicuramente almeno l’economia e l’architettura ne otterrebbero un guadagno esemplare.

 

Cesare Maria Casati

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