L'Arca International N° 114

Settembre 2013

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Recuperiamo il futuro

 

La crisi economica ormai da diversi anni coinvolge l’intera Europa e, nonostante piccole avvisaglie di miglioramento, sembra che ancora oggi nulla faccia presagire una rapida soluzione. Tale situazione ha steso una cappa di pessimismo
e di pianto greco soprattutto nel mondo delle costruzioni e dei relativi progetti e, mancando investimenti e volontà nell’affrontare il futuro con entusiasmo, sta progressivamente paralizzando ogni nuova iniziativa.


 

Una malattia pericolosa e perniciosa che, oltre
a eliminare dal mercato migliaia di imprese, sta coinvolgendo i giovani progettisti in una spirale
di disperazione, per mancanza di committenze, senza apparenti vie di uscita. Come sempre è avvenuto nel passato durante le famose guerre mondiali occorre instaurare un regime parallelo: sopravvivere al presente e programmare il futuro.

 

Avendo la giusta convinzione che comunque
la tempesta passerà, e mentre cerchiamo di giusto ottimismo recuperare, soprattutto i giovani architetti, l’entusiasmo nel tentare di interpretare
il futuro e cercare di non perpetuare gli errori del passato che hanno portato all’attuale congiuntura. Non è un caso se le città sono circondate da periferie invivibili, se le nostre abitazioni non corrispondono alle necessità contemporanee, se
la formazione dei giovani resta elitaria e tutta da riformare, se il sistema e i mezzi di trasporto sono per lo più inadeguati e inquinanti, se continuiamo a costruire con tecniche artigianali e costose, se sprechiamo energia, se...


 

Sono convinto che ora, come avvenne negli anni Venti e poi negli anni Cinquanta, siano proprio gli architetti e i designer a essere chiamati a progettare il “nuovo mondo” del dopo crisi che dovrà necessariamente caratterizzarsi nell’individuare risposte e proposte innovative rispetto a tutti i “se” citati prima.
Sono proprio i progettisti che devono vincere il pessimismo e impegnarsi a inventare e progettare oggi il futuro mondo costruito, o meglio ricostruito, che dovrà ospitare i nostri nipoti.

 

Possiamo pensare a una nuova Europa con migliorando di conseguenza salute e formazione, dovrà sicuramente impegnarsi nel ristrutturare radicalmente le città e le infrastrutture e di conseguenza creare lavoro e benessere. 
Credo che proprio i giovani progettisti dovranno impegnarsi da subito in questa coraggiosa ricerca di trasformazione proponendo progetti e idee
che vedano sempre più coinvolto tutto il sistema processi realizzativi che, rispettando i valori qualitativi della cultura, sappiano rimodellare e recuperare l’immenso territorio abitativo delle attuali periferie urbane per trasformarle in luoghi consoni e corrispondenti alle necessità delle future generazioni.

 


Noi, che da tempo siamo impegnati in questa impresa, aspettiamo le vostre proposte da documentare e commentare e continueremo a combattere ogni regressione di pensiero.

 

Cesare Maria Casati

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