L'Arca International N° 113

Luglio 2013

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Europa, unico museo

 

E’ evidente che ormai l’intera Europa, almeno quella dell’Unione, stia attraversando un periodo di crisi non solo economica. Le grandi industrie vendono con sempre maggiore difficoltà i loro prodotti, il mercato edilizio è stagnante se non in recessione, il paradiso commerciale dei consumi usa e getta è terminato, la società invecchia e chiede maggiori servizi e consumi adeguati.

 

Le nuove generazioni hanno difficoltà a scalzare le precedenti e quello che si definisce progresso sta rallentando per lasciare sempre maggior spazio alla conservazione nella speranza di trovare soluzioni magari già collaudate nel passato. Anche il mondo del progetto, sia di architettura che di design, ne soffre e anche i giovani talenti che dovrebbero, come sempre è avvenuto, sostituire i “maestri” non trovano il necessario supporto fertile di una economia in crescita e di una società che creda con convinzione in un futuro migliore.

 

Forse occorre, almeno nei nostri Paesi, demograficamente fermi e necessariamente invecchiati non solo nel fisico, riconoscere che il futuro anche prossimo sarà sempre più diverso da quanto oggi possiamo prevedere. I consumi decisamente cambieranno e con loro il sistema industriale, soprattutto nei trasporti individuali dovrà necessariamente convertirsi, il sistema universitario non potrà continuare a privilegiare la formazione di intellettuali a scapito delle scienze e della tecnica, e i costruttori e i progettisti dovranno occuparsi più che altro della rigenerazione delle periferie di quasi tutte le città. Territori tutti costruiti nei venti anni dopo la guerra rapidamente, male e senza criteri democratici di spartizione anche della qualità ambientale e urbana; valori sempre, forse volutamente, lasciati ai centri storici. Centri che per la loro qualità architettonica e storica furono edificati nei secoli precedenti come città di tutti, ricchi e poveri.

 

Queste riflessioni dovrebbero portarci ad approfittare della situazione attuale per adottare adesso scelte concrete di sviluppo che prima o poi diventeranno evidenti. Abbiamo da ricostruire enormi territori urbani con il metodo della sostituzione con edifici altamente industrializzati e pertanto conformi in qualità di design e prestazioni di confort e di economia energetica che solo un prodotto dell’industria può garantire. Non più nuovi monumenti da conservare per secoli (ne abbiamo sicuramente già molti) ma strutture adeguate e adeguabili negli anni alle nuove necessità che la società richiederà. Potremo così garantire centinaia di migliaia di posti di lavoro.

 

Un altro grande mercato per progettisti, artigiani e costruttori tradizionali si aprirà nel recuperare e restaurare l’immenso patrimonio storico architetturale italiano ed europeo. Patrimonio per quantità e qualità unico al mondo che nel futuro diventerà anche un importante Museo da conoscere e visitare per gli abitanti di tutti gli altri Paesi del mondo perché unico reperto museale “vivo” della civiltà che ha dato origine al moderno sistema sociale globale. Sono solo delle idee magari banali… Ma non tanto.

 

Cesare Maria Casati

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