L'Arca International N° 110

Gennaio 2013

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Nutrire la mente

 

Nel 2015 Milano ospiterà una Esposizione Universale, avvenimento unico e importante per le nazioni che lo organizzano, pari quasi a una Olimpiade o ai Campionati del mondo di calcio.

 

Avvenimento che nella storia ha sempre visto le nazioni ospitanti impegnare grandi risorse economiche e progettuali. Infatti, da sempre le Expo hanno visto come grande protagonista l’architettura; disciplina che ha sempre saputo approfittarne considerandole occasioni uniche e grandi di libera sperimentazione progettuale, strutturale ed estetica.

 

Basti pensare a l’Expo del 1851 di Londra dove la realizzazione del “Crystal Palace” ha determinato un incredibile progresso di linguaggio espressivo e di tecniche costruttive che ancora oggi vengono comunemente utilizzate. A Milano invece sembra che l’organizzazione, curiosamente tutta milanese con pochissimi aiuti esterni, nonostante le risorse economiche siano nazionali, abbia deciso di allontanare ogni ambizione culturale di caratterizzarsi per la qualità architettonica e urbanistica come è sempre avvenuto nelle Expo del passato.

 

Forse non credendo più nella possibilità di stupire con progetti stupefacenti e originali, per concentrarsi, almeno così ci appare, solo sui contenuti profondi del tema. Rinuncia divenuta palese in questo mese perché, a solo poco più di due anni dall’inaugurazione, viene lanciato un solo concorso di architettura per il progetto del Padiglione Italia con un bando del tutto maligno: 30 novembre presentazione del bando (con scarsissima pubblicità internazionale e nazionale) solo il 17 dicembre si aprono le iscrizioni che terminano il 31 gennaio 2013, 20 febbraio 2013 consegna degli elaborati.

 

Elaborati che sono richiesti non per un progetto di idee ma preliminare; quindi molto complesso e oneroso da realizzare in soli due mesi, senza nessuna informazione sulla natura della giuria e (fatto unico per un padiglione nazionale) una selezione dei partecipanti basata sui fatturati e sul numero dei dipendenti dei progettisti. Soluzione che elimina il novanta per cento degli architetti europei e che spalanca le porte alle imprese e società di ingegneria e che, ancora una volta, allontana i giovani professionisti: forse gli unici capaci di proposte innovative.

 

Se nel passato si fosse usato questo metodo per le grandi competizioni che hanno fatto poi la storia dell’architettura non avremmo mai costruito a Parigi il Centre Pompidou perché fu vinto in un grande concorso internazionale da quattro giovanotti italiani e inglesi poco più che trentenni. Non vi nascondo che sono e siamo preoccupati anche per l’impianto generale urbanistico che nasce su un principio antico ed elementare (cardo e decumano ormai tipico solo per i cimiteri) senza nessuna informazione sull’utilizzo del sito dopo la manifestazione e senza alcun mezzo meccanico interno di trasporto che vedrà impegnata la popolazione anziana in salutari passeggiate.

 

A questo punto risulta evidente che l’intenzione è di realizzare, illustrare e commentare il tema principale: “nutrire il pianeta” basandosi solo sulla nutrizione e sulla produzione nel mondo del cibo per specie umana rinunciando alla “nutrizione” della mente altrettanto importante e utile per vivere bene e non solo sopravvivere.

 

Cesare Maria Casati

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