Grand Central’s Next 100 New York, USA

 

pubblicato ne l'Arca International n. 133

 

Grand Central’s Next 100, New York, USA, progetto: Skidmore, Owings & Merrill

 

 

Per celebrare il centenario della costruzione di Grand Central, la Municipal Art Society di New York (MAS) aveva invitato alcuni studi di architettura internazionali a fornire un concept per un nuovo Grand Central Terminal e del quartiere di Midtown East, anche alla luce del nuovo piano di rizonizzazione. La proposta di  SOM è particolarmente avanguardista e intrigante.

photo: SOM

 

Pur essendo solo una visione, Roger Duffy, Design Partner ad SOM, spiega che è stata disegnata per poter essere eventualmente realizzata. “The Next 100: from the perspective of the pedestrian”, come ha intitolato la sua presentazione, mette subito in chiaro che al centro del loro studio ci sono le persone e la loro possibilità di fruire dello spazio pubblico. La porzione più appariscente e iconica del progetto è certamente la passerella circolare che incorona la stazione di Grand Central.

 

 

Come una gigantesca piattaforma mobile può spostarsi in verticale per raggiungere diverse altezze dei grattacieli che la sorreggono, diventando un inedito punto di osservazione e un possibile nuovo simbolo della città. Un dispositivo che congiunge diversi livelli della città, riaccendendo con estremo realismo le ambizioni utopiche della città multilivello del secolo scorso.

 

 

La riflessione di SOM sugli spazi pubblici non si ferma solo alla sua spettacolarizzazione, ma entra nel profondo di una specifica questione urbanistica. Esiste infatti una costellazione di piccole piazze, piazzette o anche semplicemente slarghi, la cui origine non è scontata.

 

 

Il piano urbanistico del 1961 introdusse un bonus volumetrico per chi costruisse uno spazio pubblico al piano terra con un rapporto di 1:10. Per ogni metro quadro di piazza si realizzavano 10 m2 in più di costruito. Idea splendida e innovativa che rispose alla necessità di creare una città più vivibile usando il contributo volontario degli attori privati. In questo contesto, la proposta di SOM offre un nuovo salto evolutivo nella concezione degli spazi urbani: i PFPS: Privately Funded Public Space. Ovvero spazi pubblici non più di proprietà, ma semplicemente finanziati dai privati, sempre in cambio di un bonus volumetrico. Nel cambiamento è sempre necessario un equilibrio tra l’interesse pubblico e privato.

 

 

Il miglioramento degli spazi urbani è il luogo dove questo può ancora accadere. Al pubblico spetta la responsabilità di avere una visione d’insieme che incrementi la qualità dei suoi spazi, al privato il compito di finanziarla. Sarebbe così possibile, nell’idea di Roger Duffy, riconnettere gli spazi pubblici esistenti con gallerie, porticati, passaggi pedonali e crearne di nuovi, spingendo i limiti dell’immaginazione ancora più in sù, verso una città multilivello.

 

 

Se si iniziasse a ragionare secondo quest’ottica Midtown East si dimostrerebbe presto un esempio di successo. Parafrasando il celebre articolo che proprio William Whyte chiese a Jane Jacobs di pubblicare su Fortune nel 1958, si potrà dire: “Midtown is for people”. Niccolò Baldi