Addirriyah Art Center, Arabia Saudita

 

Pubblicato ne l’Arca International 138

 

Addirriyah Art Center, Arabie Saoudite, progetto: Schiattarella Associati

 

 

Project: Schiattarella Associati. Structural Design: Proge-77. MEP Design: Tekser. Branding: Humus Design. Client: Arriyadh Development Authority

 

 

Il contesto è quello di Addiriyah, antica capitale saudita e oggi sito archeologico tra i più importanti della penisola arabica. E’ territorio, prossimo alla città di Riyadh, caratterizzato da una complessa rete di “wadi” (depressioni sotto cui scorrono falde d’acqua sotterranee ricche di vegetazione). L’area su cui sorgerà l’Art Center è collocata sul fianco di una scarpata rocciosa che segue l’andamento wadi, su una sorta di terrazza naturale che domina il paesaggio affacciandosi sulla depressione con ricchi orti e palmeti.

 

 

Siamo verso il bordo dell’insediamento moderno e in stretta contiguità con uno dei pochi frammenti antichi ancora intatti (anche se abbandonati) che il progetto si propone di salvaguardare e valorizzare. L’Art Center è concepito per definire un confine armonico, che segni la continuità tra ambiente naturale e costruito.

 

 

Ciò è ottenuto smantellando l’attuale muro di contenimento per ripristinare la forma naturale della collina. La minuta trama dell’insediamento storico ha spinto i progettisti a definire l’Art Center non come un edificio unico, ma come un frammento urbano, con volumi disposti in modo da creare uno spazio vuoto intermedio complesso da utilizzare come luogo urbano. Tale scelta ha reso possibile la presenza di cesure, varchi, aperture che definiscono un insieme ricco e discontinuo e rendono permeabile l’edificato.

 

 

La rigorosa logica della geometria viene continuamente alterata per seguire gli andamenti naturali del terreno, perché sia la natura a guidare l’opera dell’uomo e non il contrario. Diventano possibili così scorci tra i volumi che guardano verso il wadi e, viceversa, che dal paesaggio penetrino all’interno del complesso espositivo ricostruendo nessi visivi interrotti dalla edificazione disordinata e recuperando il senso di una comune appartenenza allo stesso territorio.

 

 

La ricucitura visiva è arricchita dalla creazione di una terrazza che funge da belvedere e da luogo espositivo all’aperto. Si tratta di una piazza, collegata al sistema viario con una leggera cordonata, che si affaccia sul wadi consentendo allo sguardo di spingersi fino alle rovine di Addirriyah abbracciando l’intero territorio.

 

 

Dal punto di vista formale si è guardato alla essenzialità dei volumi e alla profonda continuità che si determina tra suolo ed edificato nell’architettura della antica Addiriyah. I volumi, rigorosi ed essenziali sembrano sorgere direttamente dalla terra fondendosi con il pendio roccioso.

 

 

Il risultato è una architettura che dichiara la sua presenza senza prevaricare il contesto, ma al contrario è capace di radicarsi profondamente nel luogo conferendogli una nuova dignità.