| Cesare Maria Casati |
Uno strano sistema / A Strange System
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| Gianni Arnaudo |
Guest Editor - L´antimuseale
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| Valerie Guillaume |
Dal politico all´etico - From the political to the ethical
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Design in Progress
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| Luisa Bocchietto |
Luci dalla periferia - Lights from the suburbs
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Dejeuner sur l´arbre
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FIZZZ
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Pop Architecture - Cantina Tenute Sandra, Barolo
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Slow Architecture - Cantina Terre da Vino, Barolo
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Stabilimento produttivo Dromont, Grinzane Cavour
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Cantina Sociale, Nizza Monferrato
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Intervento su un "non luogo", Cuneo - A Chart for Cuneo
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Complesso residenziale ex Arsenale, Cuneo
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Museo Nazionale nell´isola di Sal, Repubblica di Capoverde
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Stabilimento produttivo Maligno, Peveragno
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| Giovanni Michelucci |
Un inedito sulla scuolae
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Progetti allievi della Facolta` di Architettura, Politecnico di Torinoage
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| Luigi Prestinenza Puglisi |
La materia costruita - Built Matter
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| Erick van Egeraat |
The Rock
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| Kengo Kuma & Associates |
Museum of Kanayama Castle Ruin and Community Centre - Ota City, Gunma
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| SANAA-Sejima and Nishizawa and Associates |
Rolex Learning Center - Lausanne
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| Ron Arad Architects |
Design Museum Holon
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| 3deluxe |
Leonardo Glass Cube - In Bad Driburg
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| Massimo Mariani |
Museo BeGo - Castelfiorentino (Firenze)
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| Herzog & de Meuron |
VitraHaus Weil am Rhein
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| Maurizio Vitta |
Sicurezza e trasparenza - Safety and Trasparency
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l´Arca 2 - News Dossier
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| Dopo molto tempo di assenza nel mondo del progetto di grandi concorsi
internazionali di architettura aperti a tutti, e senza condizioni,
occorre fare alcune riflessioni e chiederci come e perché.
Per il come intendo quel tipo di competizioni, concorsi per modo
di dire, che da molti anni, con la complicità degli ordini professionali i grandi
committenti, pubblici e privati, per non perdere tempo e per ottenere proposte
professionali sicure, lanciano solo su "inviti" o con termini di selezione.
Significa che cinque o dieci studi molto noti vengono invitati a partecipare a una
gara chiusa tra loro con rimborso spese garantito.
Oppure l´invito viene offerto a tutti ma con la condizione che per partecipare gli
architetti corrispondano a una serie severa di requisiti: fatturato, numero dei dipendenti
e che abbiano già costruito tipologie di edifici simili, per caratteristiche e
importanza, all´oggetto del concorso.
Naturalmente escono selezionati sempre e solo quei trenta o quaranta studi di fama
e dimensione internazionale riconosciuta e quindi di buona qualità progettuale.
Questa situazione non solo impedisce alle giovani generazioni di architetti di partecipare
ed esprimere liberamente il loro talento, ma rende sospette anche alcune giurie
che molte volte sono composte dai soliti professionisti, questa volta non invitati
ma speranzosi di una riconoscenza dei colleghi quando saranno loro a partecipare.
Di questo sistema di selezione di incarichi infatti non soffre la qualità dell´architettura
perché normalmente viene proposta da professionisti conosciuti e con referenze
ineccepibili; non soffrono i committenti che vedono garantiti i loro investimenti
da progetti proposti da grandi studi con staff di architetti e ingegneri di grande
esperienza senza correre rischi, di sperimentazioni di avanguardia, senza contare la
pubblicità che si ottiene dal sistema mediatico internazionale.
Soffrono, e molto, solo le altre migliaia e migliaia di architetti giovani che, non riuscendo
a essere ammessi, non avendo ancora cifre di affari interessanti e referenze
prestigiose relative a costruzioni già realizzate, trovano la strada chiusa e quindi senza
alcuna possibilità di riuscire a far conoscere le loro idee e il loro nascente talento;
viene così tolta la possibilità di ottenere dei grandi incarichi, che permetterebbero
loro di attrezzare adeguatamente il loro studio, e di avvalersi, come i grandi studi
internazionali, delle consulenze tecniche e scientifiche più prestigiose.
E´ una situazione curiosa perché se riflettessimo bene constateremmo che la maggior
parte dei nostri amici "maestri", impropriamente definiti "archistar" e oggi
non più giovani, si sono proprio affermati nel mondo dell´architettura solo vincendo
da giovani (trenta o quaranta anni fa) importantissimi concorsi internazionali
sbaragliando tranquillamente, con le loro proposte coraggiose, le "archistar" di allora.
Come esempio mi riferisco al famoso concorso per Centre Pompidou di Parigi,
giudicato a una terna di trentenni che hanno vinto su cinquecento progetti provenienti
da tutto il mondo, tra cui nomi famosi come Gio Ponti e Kenzo Tange,
oppure al liceo di Marne-la-Vallée vinto a ventinove anni da Dominique Perrault.
Queste grandi opere, poi costruite, nacquero proprio perché sino a venti anni fa i
concorsi importanti erano sempre a partecipazione libera, senza selezioni o su presentazioni
di dossier e senza strette condizioni per permettere anche nell´architettura
un giusto e dovuto ricambio di idee e sperimentazioni.
Sembra che presto in Italia avremo, almeno si spera, una nuova era di concorsi per
l´Expo di Milano 2015, spero che siano tutti internazionali e aperti a tutti gli architetti
in modo che giurie preparate e trasparenti sappiano scegliere i vincitori e poi
che gli incarichi siano veramente assegnati solo a loro mettendo alla prova serietà e
professionalità. Del resto questa Expo si dichiara alternativa, minimalista, agricola,
sostenibile e tutta orientata, almeno nei programmi alle giovani generazioni.
Speriamo che anche questa volta non siano solo parole.
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