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Giugno 2010 | N° 259
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   Editoriale: Uno strano sistema  
Cesare Maria Casati Uno strano sistema / A Strange System
Gianni Arnaudo Guest Editor - L´antimuseale
Valerie Guillaume Dal politico all´etico - From the political to the ethical
Design in Progress
Luisa Bocchietto Luci dalla periferia - Lights from the suburbs
Dejeuner sur l´arbre
FIZZZ
Pop Architecture - Cantina Tenute Sandra, Barolo
Slow Architecture - Cantina Terre da Vino, Barolo
Stabilimento produttivo Dromont, Grinzane Cavour
Cantina Sociale, Nizza Monferrato
Intervento su un "non luogo", Cuneo - A Chart for Cuneo
Complesso residenziale ex Arsenale, Cuneo
Museo Nazionale nell´isola di Sal, Repubblica di Capoverde
Stabilimento produttivo Maligno, Peveragno
Giovanni Michelucci Un inedito sulla scuolae
Progetti allievi della Facolta` di Architettura, Politecnico di Torinoage
Luigi Prestinenza Puglisi La materia costruita - Built Matter
Erick van Egeraat The Rock
Kengo Kuma & Associates Museum of Kanayama Castle Ruin and Community Centre - Ota City, Gunma
SANAA-Sejima and Nishizawa and Associates Rolex Learning Center - Lausanne
Ron Arad Architects Design Museum Holon
3deluxe Leonardo Glass Cube - In Bad Driburg
Massimo Mariani Museo BeGo - Castelfiorentino (Firenze)
Herzog & de Meuron VitraHaus Weil am Rhein
Maurizio Vitta Sicurezza e trasparenza - Safety and Trasparency
l´Arca 2 - News Dossier
Dopo molto tempo di assenza nel mondo del progetto di grandi concorsi internazionali di architettura aperti a tutti, e senza condizioni, occorre fare alcune riflessioni e chiederci come e perché. Per il come intendo quel tipo di competizioni, concorsi per modo di dire, che da molti anni, con la complicità degli ordini professionali i grandi committenti, pubblici e privati, per non perdere tempo e per ottenere proposte professionali sicure, lanciano solo su "inviti" o con termini di selezione. Significa che cinque o dieci studi molto noti vengono invitati a partecipare a una gara chiusa tra loro con rimborso spese garantito. Oppure l´invito viene offerto a tutti ma con la condizione che per partecipare gli architetti corrispondano a una serie severa di requisiti: fatturato, numero dei dipendenti e che abbiano già costruito tipologie di edifici simili, per caratteristiche e importanza, all´oggetto del concorso. Naturalmente escono selezionati sempre e solo quei trenta o quaranta studi di fama e dimensione internazionale riconosciuta e quindi di buona qualità progettuale. Questa situazione non solo impedisce alle giovani generazioni di architetti di partecipare ed esprimere liberamente il loro talento, ma rende sospette anche alcune giurie che molte volte sono composte dai soliti professionisti, questa volta non invitati ma speranzosi di una riconoscenza dei colleghi quando saranno loro a partecipare. Di questo sistema di selezione di incarichi infatti non soffre la qualità dell´architettura perché normalmente viene proposta da professionisti conosciuti e con referenze ineccepibili; non soffrono i committenti che vedono garantiti i loro investimenti da progetti proposti da grandi studi con staff di architetti e ingegneri di grande esperienza senza correre rischi, di sperimentazioni di avanguardia, senza contare la pubblicità che si ottiene dal sistema mediatico internazionale. Soffrono, e molto, solo le altre migliaia e migliaia di architetti giovani che, non riuscendo a essere ammessi, non avendo ancora cifre di affari interessanti e referenze prestigiose relative a costruzioni già realizzate, trovano la strada chiusa e quindi senza alcuna possibilità di riuscire a far conoscere le loro idee e il loro nascente talento; viene così tolta la possibilità di ottenere dei grandi incarichi, che permetterebbero loro di attrezzare adeguatamente il loro studio, e di avvalersi, come i grandi studi internazionali, delle consulenze tecniche e scientifiche più prestigiose. E´ una situazione curiosa perché se riflettessimo bene constateremmo che la maggior parte dei nostri amici "maestri", impropriamente definiti "archistar" e oggi non più giovani, si sono proprio affermati nel mondo dell´architettura solo vincendo da giovani (trenta o quaranta anni fa) importantissimi concorsi internazionali sbaragliando tranquillamente, con le loro proposte coraggiose, le "archistar" di allora. Come esempio mi riferisco al famoso concorso per Centre Pompidou di Parigi, giudicato a una terna di trentenni che hanno vinto su cinquecento progetti provenienti da tutto il mondo, tra cui nomi famosi come Gio Ponti e Kenzo Tange, oppure al liceo di Marne-la-Vallée vinto a ventinove anni da Dominique Perrault. Queste grandi opere, poi costruite, nacquero proprio perché sino a venti anni fa i concorsi importanti erano sempre a partecipazione libera, senza selezioni o su presentazioni di dossier e senza strette condizioni per permettere anche nell´architettura un giusto e dovuto ricambio di idee e sperimentazioni. Sembra che presto in Italia avremo, almeno si spera, una nuova era di concorsi per l´Expo di Milano 2015, spero che siano tutti internazionali e aperti a tutti gli architetti in modo che giurie preparate e trasparenti sappiano scegliere i vincitori e poi che gli incarichi siano veramente assegnati solo a loro mettendo alla prova serietà e professionalità. Del resto questa Expo si dichiara alternativa, minimalista, agricola, sostenibile e tutta orientata, almeno nei programmi alle giovani generazioni. Speriamo che anche questa volta non siano solo parole.
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