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Marzo 2010 | N° 256
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   Editoriale: Meglio il leggero  
Cesare M. Casati Meglio il leggero - Light is better
Daniel Libeskind Architecture is a Language
Daniel Libeskind Westside Shopping and Leisure Centre a Berna-Brunnen
Daniel Libeskind Grand Canal Square - Theatre and Commercial Development in Dublin
Daniel Libeskind Fiera Milano Project
Daniel Libeskind Memoria e Luce, Padova
Daniel Libeskind Editorial Bresciana Tower
Daniel Libeskind Palazzo dell?Edilizia, Alessandria
Daniel Libeskind Stretto di Messina, Reggio Calabria
Antonino Saggio Magica Università - Magical Universities
LIN Finn Geipel ? Giulia Andi La Cité du Design, Saint-Etienne
Claude Vasconi, Thomas Schinko Lycée Gallieni, Toulouse
Foster + Partners, Buro Happold Langley Academy, Slough, UK
Morphosis Cahill Center for Astronomy and Astrophysics, Pasadena (California)
Samir Khairallah & Partners Ignatius Hall Administration Building, University of Balamand, Lebanon
Rita Rava e Claudio Piersanti Istituto Albergiero ?Pellegrino Artusi?, Riolo Terme (RA)
Alda Mercante La decima musa - The Tenth Muse
Lyon Confluence
l`Arca 2 + News/Dossier
E`passato piu` di mezzo secolo da quando Jean Prouvé preconizzava l`evoluzione della realizzazione dei progetti di architettura in un nuovo processo produttivo interamente industriale, che abbandonasse definitivamente tradizioni e culture tecniche proprie del mondo della costruzione artigianale per inserirsi nella nuova dimensione produttiva appartenente alla sfera, tecnologicamente evoluta, dell`industria cantieristica e metalmeccanica. Ieri come oggi, questo settore industriale, che e` impegnato per lo piu` nella costruzione di navi, aerei, treni e autovetture, nonostante le grandi intuizioni di Prouvé, continua a trascurare il mercato edilizio e a non spostare le proprie tecniche ed esperienze verso la costruzione della "casa" dove abitare e lavorare. Eppure siamo dinanzi a una cultura industriale di grande qualita`, gia` in grado di realizzare grandi e piccoli contenitori abitabili formalmente e strutturalmente definiti da progetti che nulla hanno a che fare con l`estetica e la struttura dell`architettura tradizionale, che si esprime per tradizione attraverso opere uniche con l`ambizione di immortalita`, costruendo enormi edifici galleggianti, grandi aerei transoceanici o semplici pullman, camper o roulotte. Abbiamo sistemi costruttivi che nascono non dalla tradizione formale del "Partenone" e che vedono sempre la loro concezione progettuale partire da materiali e componenti leggeri, artificiali o comunque trasformati ed elaborati industrialmente secondo metodi scientifici, facilmente assemblabili, sostituibili. Disponiamo di elementi costruttivi e strutture metalliche leggeri, finiture e superfici realizzate con materiali di sintesi plastici e trasformabili, impianti flessibili e sofisticati, controllo domotico facilmente applicabile e possibile robotizzazione utile in alcuni movimenti ripetuti di alcuni componenti. Sono, questi, concetti produttivi che, se trasferiti alla nostra tradizionale cultura progettuale, consentirebbero di costruire con un minor inquinamento ambientale, data la facile sostituibilita` e mobilita` degli edifici, un miglior adeguamento estetico e funzionale alla contemporaneita` dei costumi e delle necessita`, come avviene per le auto e per tutte la protesi industriali che ci circondano, e come avviene in tutti i prodotti industriali, caratterizzati da efficienza energetica controllata, certificata, standardizzata e normalizzata per ogni componente o edificio finito. Senza contare che, se gli architetti, ingegneri e designer da una parte, e la grande industria cantieristica, nautica e aereonautica dall`altra, cominciassero a considerare la profezia di Prouvé con maggior attenzione, si potrebbe risolvere anche il grande problema attuale dell`industria automobilistica americana e europea, che vede un mercato saturo e di conseguenza dovra` ridurre significativamente la produzione senza prospettive possibili di riconversione di decine e decine di migliaia di addetti che si troverebbero senza lavoro. Per aderire a questa trasformazione sostanziale della costruzione e del progetto sara` necessario modificare il nostro atteggiamento affettivo e un po` feticistico verso l`oggetto "casa", e comportarci come facciamo abitualmente con le nostre automobili, che consideriamo, anche quando ci affezioniamo sino a collezionarle, come oggetti utili, sostituibili, dai quali pretendiamo efficienza, protezione e confort sempre adeguati all`attualita` dei tempi, alle nostre mutate necessita` e alla ricerca tecnologica piu` attuale. Con il costruito industrialmente leggero risolveremmo anche tutti i problemi di resistenza sismica, di dispersione energetica, e di autoproduzione di gran parte dell`energia necessaria, integrando, dove possibile, fotovoltaico evoluto (prossimamente in vernici, pellicole e gelatine) e impianti microeolici, sempre produttivi giorno e notte.
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