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Sommario: Acqua: nuove configurazioni urbane
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| Maurizio Vitta |
Acqua: nuove configurazioni urbane Water: New Urban Configurations
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| Coop Himmelb(l)au, Liechti Schmid, Architectes, Jean Nouvel, Multipack, Diller + Scofidio |
A pelo d`acqua Expo Suisse 2002 / Three Lakes Region of Switzerland (2002)
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| Philippe Samyn |
Reminiscenze e modernità Henriquez Bridge, Copiapo (1994)
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| Ateliers Jean Nouvel |
Variabili trasparenze Water Complex, Le Havre (2004)
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| Von Gerkan, Marg + Partner |
Città di rifondazione Luchao Harbour City, Luchao (2004)
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Chiatta natatoria Floating Swimming Pool, Paris (2004)
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| UCX Architects |
Esistenzialismo post-urbano Adrenalin Tower, Rotterdam (2005)
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| 3c+t Capolei Cavalli Architetti Associati |
Un parco termale per la città Acque Albule Spa Complex, Tivoli (2005)
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| Bar Architects |
Protesi riflessa Bridgehouse, Middelburg (2005)
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| Moshe Safdie |
Aquapolis futurista Marina Bay Sands, Singapore (2006)
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| Studio De Ferrari Architetti |
Uno sguardo dal ponte New Domenico Carpanini Bridge, Turin (2006)
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| Matteo Thun & Partners |
Naturalmente sostenibile Terme Meran, Meran (2006)
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| Diller Scofidio + Renfro |
Galleggiare con arte Institute of Contemporary Art, Boston (2006)
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Introduzione: Acqua: nuove configurazioni urbane
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Ci sono vari modi per affrontare il tema del rapporto tra l`acqua e l`architettura.
Il primo è, ovviamente, quello più generale. Si parte da una constatazione elementare: l`acqua si propone sempre di più come la protagonista del nostro tempo. Essa viene ormai considerata un bene insostituibile per l`umanità, tanto da costituire l`argomento di grandi progetti internazionali destinati al suo risparmio e al suo approvvigionamento e a farsi oggetto di controversie fra vari Stati, che sfiorano addirittura la guerra per il suo controllo. D`altro canto, il XXI secolo si preannuncia come quello dello scioglimento dei ghiacciai, dell`innalzamento dei livelli marini, della riduzione delle terre emerse in favore dei grandi oceani. Da un lato, penuria, sete e ansia di possesso; dall`altro, catastrofi naturali, inondazioni, alluvioni.
Sarà forse anche per questo che l`acqua è diventata una metafora culturale pressoché egemone, tale da qualificare un`intera epoca. Si parla molto di "modernità liquida", perché, spiega Zygmunt Bauman, che della definizione è padre, "i fluidi viaggiano con estrema facilità. Essi `scorrono`, `traboccano`, `si spargono`, `filtrano`, `tracimano`, `gocciolano`, `trapelano`; a differenza dei solidi non sono facili da fermare: possono aggirare gli ostacoli, scavalcarli o ancora infiltrarvisi. (...) La straordinaria mobilità dei fluidi è ciò che li associa all`idea di `leggerezza`. (...) Associamo le nozioni di `leggerezza` o `assenza di peso` a quelle di mobilità o variabilità... Sono questi i motivi per considerare la `fluidità` e la `liquidità` come metafore pertinenti allorché intendiamo comprendere la natura dell`attuale e, per molti aspetti, nuova fase nella storia della modernità". Peccato che Italo Calvino non sia vissuto abbastanza per aggiornare le sue Lezioni americane aggiungendovi questo concetto di liquidità. Di certo, l`avrebbe ulteriormente ampliato, magari riflettendo non solo – o non tanto – sull`accelerazione del tempo delle nostre esperienze e sulla vertiginosa crescita della nostra mobilità nello spazio, quanto sull`azzeramento della dimensione spaziotemporale in nome di una simultaneità consentita unicamente dalla fluidità delle informazioni.
Già queste prime considerazioni sono sufficienti a chiarire l`importanza dell`acqua per l`architettura, chiamata sempre più a competere con questo elemento per il dominio dei territori e a tenerne conto nel vivo della concezione progettuale. Ma si può andare oltre. Le figure della plasticità, della sinuosità, dello scorrimento, della trasformazione, della multiformità popolano ormai il nostro universo quotidiano non solo come immagini concettuali, ma come forme concrete della nostra esistenza: forme di oggetti, di strumenti, di spazi, tutte ispirate a una sostanza acquea, liquida, che di per sé non ha forma, ma assume tutte le forme, che è elastica, flessibile, eppure poderosa, che non ha limiti, e tuttavia segna confini sovente invalicabili. La metafora della liquidità diviene, in questa prospettiva, paradigma progettuale: se l`orizzonte dell`architettura è stato sempre quello della terra, della solidità, della pesantezza, della massa, ora ne sorge uno nuovo, fatto di un elemento liquido, cedevole, leggero, fluente. Viene spontaneo il paragone con la stagione Liberty di più d`un secolo fa, ma la comparazione non regge. Il Liberty si sviluppò certamente in direzione della serpentinità delle forme, della loro sinuosità, del loro dilatarsi nello spazio seguendo il capriccio di un`evoluzione biologica e fitomorfica, ma il suo riferimento primario restava una natura vegetale ancora profondamente radicata nella terra. Oggi invece il campo d`azione e d`intervento dell`architettura si confronta con nuove norme, nuovi modelli, che insistono tutti sulla fluidità di un pensiero, di una comunicazione, di una realtà individuale e collettiva abbandonati al liquido ondeggiare di proposte, di forme, di inclinazioni. Prevalgono i concetti – liquidi anch`essi – di trasformazione, mutevolezza, metamorfosi, ibridazione. Le cose – e dunque anche gli oggetti architettonici – tendono a rendere multiforme e cangiante la loro identità, a moltiplicare il loro aspetto e il loro significato, a offrirsi alla percezione e alla comprensione in un`immagine caleidoscopica, che rifrange e mobilita ogni singolo dettaglio in una strategia di continuo rilancio sensoriale e semantico.
Tutto ciò rende cruciale e, in pari tempo, nuovo, il rapporto tra l`architettura e l`acqua, ovvero tra la materica consistenza dell`artefatto e la sua immersione in un ambiente culturale e fisico segnato dalla liquidità e dalla fluidità. Due sono comunque gli approcci a questo tema: la relazione immediata, fisica, spaziale tra il corpo architettonico e l`ambiente liquido rappresentato dall`acqua in tutte le sue manifestazioni – fiume, mare, oceano, lago, riva, insularità – e l`intimo carattere fluente, fluido della materia stessa della quale è composta l`architettura.
Il primo approccio rientra nella sfera della critica e della storia dell`architettura – soprattutto di quella contemporanea, ma non solo. In effetti, non sono pochi gli episodi, che l`antichità segnala, di una diretta commistione tra il costruire e la sua collocazione in un ambiente acquatico. Superfluo rammentare il rapporto tra la città e il fiume, fonte d`acqua, confine da controllare, via di trasporto e di commercio; oppure quello, più specifico, tra la città e il mare. Ma anche l`idea della città costruita sull`acqua rappresenta un luogo spesso presente, tanto nella storia urbana quanto nella sua visione utopica. Non solo la visionaria città platonica di Atlantide era solcata da canali concentrici che avevano funzione di strade, ma anche la capitale azteca di Temixtitan si aprì alla vista di Cortés con le sue vie d`acqua. L`esempio di Venezia è tutt`altro che unico. Così la città che si distribuisce lungo rive bagnate dall`acqua – fiumi, canali o mari – ha dato vita a precise tipologie architettoniche, dal ponte al waterfront, dal lungomare al lungofiume, sulla cui cangiante superficie gli edifici e le strutture si sono variamente rispecchiati.
Il tema del ponte, in particolare, è stato a lungo declinato secondo morfologie la cui plasticità e bellezza si sono sempre confrontate con una tecnologia in continua evoluzione, e non ha neppure oggi esaurito le sue possibilità creative: dal legno alla pietra, e dal ferro al cemento armato, con i quali si inaugurò una rivoluzione industriale pronta e reclamare un`architettura radicalmente rinnovata, esso ha scandito intere epoche storiche, fino ad arrivare, con l`arditezza delle aeree strutture contemporanee, a una levità e ariosità capaci di rispecchiarsi nel liquido elemento scavalcato. Né mancano, in questa vicenda, tentativi di ricollegare la storia al futuro, per esempio riproponendo l`antico modello del ponte medievale fiancheggiato da attività commerciali e artigiane, sviluppandone però la struttura a partire dalle soluzioni tecniche più aggiornate e raffinate.
L`acqua è tuttavia penetrata anche all`interno dell`architettura. Interi quartieri sono stati progettati in ambienti acquatici, distribuendo gli episodi architettonici secondo la moltiplicazione insulare dell`arcipelago, lasciando cioè che le costruzioni dialoghino alla pari con un intorno terracqueo, dal quale esse emergono come elementi di un complesso paesaggio. Più da vicino, nei lavori di Kengo Kuma, Makoto Sei Watanabe o Emilio Ambasz, l`acqua è penetrata all`interno stesso del corpo architettonico, facendosi essa stessa architettura, fino a scandire gli spazi e i volumi, raddoppiati dai riflessi, resi incerti dalle superfici specchianti e inseriti in una fluidità contraddetta solo dai pochi punti di forza di una struttura precariamente ancorata alla terra come un battello alla riva.
La necessità di conquistare nuove aree alle costruzioni ha proiettato l`architettura non più soltanto sull`acqua, ma addirittura nell`acqua, lasciandola fluttuare come un`immagine virtuale, inconsistente, fluida.
Ma lo sviluppo decisivo si è avuto nel momento in cui una tecnologia sempre più complessa e raffinata ha fatto un elemento liquido della stessa architettura – nel momento, cioè, in cui la materia del costruire ha perso completamente il suo peso, la sua opacità, la sua massa, per convertirsi in una pellicola trasparente, leggera, elastica, plasmabile all`infinito. Il vetro è il nuovo protagonista del progetto architettonico.
Nel romanzo Cuore di vetro, di H.M. van den Brink, il protagonista sogna di costruire, in un nuovissimo quartiere residenziale, una torre realizzata interamente in vetro: "Una città nella città, con piazze e strade invece di atri e corridoi, ma comunque tutte coperte.
Di giorno e di notte, d`estate e d`inverno deve esserci una temperatura che non è esattamente la stessa di quella esterna, bensì una gradevole variante, una pioggia estiva che non bagna, una versione migliorata del clima olandese, con il mondo esterno che nel frattempo continua a essere visibile, perché la facciata e anche una parte dei pavimenti nel cuore dell`edificio vengono realizzati con il vetro. (...) Già da quasi un secolo si dice che il vetro sia il materiale da costruzione del futuro. È più duro dell`acciaio. Indistruttibile. Impenetrabile. E trasparente, sì da conferire a ciò che costruisci una bellezza fuori del comune, fredda e ardita nello stesso tempo, misteriosa senza che nasconda qualcosa".
Ma il vetro è ancora un attore enigmatico dell`architettura, un protagonista di cui non si conoscono fino in fondo le possibilità. La sua stessa trasparenza, che lo fece trionfare nell`utopia della Glasarchitektur, incute timore. Il vetro è ritenuto freddo, impersonale.
Ciò forse, si legge ancora nel romanzo, "ha a che fare con il fatto che il vetro in fondo è un liquido. (...) Un liquido, proprio come l`acqua. Solo che l`acqua si ristabilisce subito dopo un disturbo, si richiude, mentre per il vetro è o tutto o niente, intatto o rotto".
L`architettura di vetro è dunque un`architettura liquida, che irrigidisce la forma dell`acqua in una materia plasmabile e invisibile, entro la quale gli spazi, i volumi, le superfici si organizzano in strutture architettoniche, in ambienti da abitare. Certo, l`acqua non ha un punto di rottura come il vetro. Ma il vetro ne riproduce la cristallina trasparenza, fa della costruzione non un corpo chiuso che interrompe il fluire delle esperienze, bensì un vago involucro immerso nel mondo come in un habitat magico, nel quale la luce naturale può diffondersi in tutte le sue variazioni e quella artificiale può brillare con la lucentezza di una perla occhieggiante tra le valve di una conchiglia.
Il rapporto tra l`acqua e l`architettura si propone dunque nella multiformità, nella metamorfosi, nella variazione.
Più che a una soluzione di natura edilizia, esso si risolve nella prefigurazione di un paesaggio. Addita un diverso modello di abitazione e di vita; si apre alla percezione stimolando una più sofisticata sensibilità; si avvicina alla natura per vie differenti rispetto a quelle della tradizione, terrestri, impervie, dure.
Più che una nuova progettualità indica i termini di una nuova ecologia: parte dalle soluzioni tecnologiche più avanzate per arrivare alla semplicità di un messaggio di sapore quasi francescano, nel quale la "sora acqua" si ripropone nella sua immagine "molto utile e umile e preziosa e casta".
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